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Musica » Space Jazz
space jazzVerso la fine degli anni '60 due eventi cambiarono drasticamente il volto del jazz. Prima Miles Davis coniò il jazz-rock e poi Manfred Eicher varò a Monaco l'etichetta ECM. Il primo, con il suo superbo gusto di arrangiatore, creò un sound quasi barocco, in antitesi all'aggressività del bebop e alla cerebralità del free-jazz. Il secondo, con il suo superbo gusto di discografico, promosse attraverso i suoi artisti un sound che era ancor più manieristico, al confine non tanto con il rock quanto con il folk e la musica classica.

I discepoli di Davis (Weather Report, Chick Corea, Keith Jarrett, Herbie Hancock) diedero vita al filone commerciale della "fusion", che presto sarebbe diventato il più redditizio del jazz. Gli artisti dell'ECM, reclutati in giro per tutto il mondo, avrebbero progressivamente spersonalizzato il jazz, prosciugandolo delle sue radici africane a favore di una sensibilità estetizzante occidentale. Entrambi erano fortemente influenzati dalle musiche orientali che stavano prendendo di soprassalto l'ambiente musicale americano.

Entrambi i fenomeni toccarono un provvisorio vertice verso l'inizio degli anni '80, quando la qualità dell'incisione, l'amalgama timbrico e la fluidità delle esecuzioni diedero luogo a un sound che conservava il feeling del jazz ma che era ormai avulso dalla sua tradizione, il cui obiettivo primario era l'"atmosfera". Il genere si venne configurando come un genere acustico per ensemble (Oregon) o solista (Terye Rypdal, Jan Garbarek).